FARE CORO AL TEMPO DEL CORONAVIRUS: Il Polifonico a Prato Carnico nel rispetto delle norme anti-Covid


“Nulla sarà più come prima”: questo il ritornello che in questi mesi ci ha accompagnato, divulgato da illustri virologi, esperti politologi e navigati massmediologi. Forse è e sarà così. Intanto le regole divulgate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Regione incominciano a modificare le cose e ad imporre comportamenti che certamente non erano mai stati adottati e pensati prima del Coronavirus. Come la distanza interpersonale, l’uso delle mascherine, il lavaggio continuo delle mani. Chi sta patendo di più questo susseguirsi di regole è senza dubbio il comparto della cultura e, tra le pieghe di questo, il canto corale che, per natura, significa canto di gruppo, cioè stare assieme, vicini, per uniformare la fonte del suono.

Il canto corale – ma anche in orchestra le cose sono altrettanto complicate – non sarà più quello di prima. Intanto ci si adegua. Come ha fatto il Polifonico di Ruda che per la ripartenza ha dovuto ristrutturare le prove e soprattutto prevedere una formazione ridotta, distanziata di un metro tra i singoli coristi e di due metri tra le singole file. Ma il risultato non è cambiato. Lo si è sperimentato nel concerto di Prato Carnico, inserito nel cartellone di Carniarmonie, dove il Polifonico, diretto da Fabiana Noro, ha ripreso la sua attività dopo il lockdown. Cone si può vedere dalle foto di Ektor Leka, il coro si è presentato al pubblico in formazione un po’ ridotta, ma distanziandosi di un metro tra i singoli coristi e di due tra le fila. Il risultato non è cambiato. Per la cronaca il coro – accompagnato da Ferdinando Mussutto al pianoforte e da Antonio Merici al violoncello – ha proposto un repertorio vario, con musiche di Cesnokov, Schubert, Whitacre, Anzovino e Piovani che è stato particolarmente apprezzato dal pubblico con prolungati applausi e richieste di bis. Si procede, dunque, nella speranza che presto si possa tornare alla normalità. Ma intanto il rischio è di perdere per strada buona parte del nostro patrimonio corale poiché non tutti i complessi sono e saranno in grado di rispettare le regole imposte dalla lotta al Coronavirus.