“BEAUTIFUL THAT WAY” A TEATRO: CONCERTI A GRADO ED ARTEGNA

BEAUTIFUL THAT WAY

Il presente e il futuro della musica corale

Sono tutti autori viventi, qui protetti dalla poesia e dal canto di Leonard Cohen che ci ha lasciati soltanto tre anni fa. Sono tutti compositori che hanno dedicato e dedicano alla coralità una parte importante della loro produzione. Provengono da varie parti del mondo: Giappone, Stati Uniti, Canada, Italia, Grecia. Luoghi che diventano punti cardine di un’identità che si accomuna nella voce, nelle voci di terre che si orientano alla scoperta e alla condivisione della musica corale tra Novecento e oggi.

A dare ulteriore slancio e significato a questa visione composita di un canto universale e partecipato, pur le diverse estetiche, forme e messaggi dei brani in programma, è la partecipazione degli interpreti, dei musicisti e degli elementi del Coro Polifonico di Ruda, nelle funzioni non solo di esecutori ma anche di arrangiatori, trascrittori, elaboratori di diverse composizioni, molte delle quali nella nuova veste per voci virili e un organico strumentale che contempla pianoforte, violoncello e percussioni.

La scelta di un repertorio internazionale, eterogeneo e nuovo, in quanto costituito da opere fortemente attuali, rientra tra le lungimiranti scelte della direttrice Fabiana Noro alla guida della compagine di Ruda, nell’intento di rendere manifesto il Coro non solo nelle sue funzioni di custode e promotore della coralità attraverso i grandi autori del passato e il canto della tradizione – di cui il Polifonico è interprete altamente riconosciuto in tutto il mondo -, ma anche e sempre più convintamente nell’intenzione di fare dell’orchestra di voci rudese,  il nerbo divulgatore e sostenitore della nuova musica, quella che si crea e si manifesta nel vivere quotidiano. Musica alta, che coniuga storia, tradizione compositiva e nuove formule e forme d’espressività vocale, per canti in varie lingue: latino, italiano, inglese. Tutte lingue vive grazie anche alla musica, compresa la lingua dell’antica Roma che rivive in giovani autori come il giapponese Kentaro Sato, con il canto iniziatico del risveglio che apre il concerto, e l’americano Eric Whitacre con uno dei suoi brani più conosciuti, anch’esso a cappella, nella volontà di mettere in sintonia gli usi linguistici del passato con le tendenze compositive e interpretative di oggi.

Gli autori italiani in programma, intervallati dalla sublime e ambigua preghiera “Halleluia” di Cohen, “Double trouble” di Williams dal colossal fantasy “Harry Potter” e “1492. Conquest of Paradise” di Vangelis dall’omonimo film e The gladiator di Hans Zimmer (1957), compongono di un quartetto di compositori, due dei quali friulani, sicuramente degni di grandi attenzioni. Di Giovanni Sollima il Coro Polifonico di Ruda eseguirà due brani tratti dalla suite “Canti Rocciosi” di cui è riconosciuto interprete, tra il dialetto di Polizzi in “Madonie” e “Guerra”, liberamente ispirato dal romanzo “Addio alle armi” di Hemingway. Di Nicola Piovani canterà una tra le sue canzoni più celebri, qui in forma corale, tratta dal film pluripremiato “La vita è bella” di Benigni. Del pordenonese Remo Anzovino verrà eseguito il canto della tragedia: “9 ottobre 1963. Suite for Vajont”. Un brano struggente a memoria delle vittime del disastro che cinquantasei anni fa colpì la valle di Erto e Casso in Friuli. Del triestino Luca Ciut, il Coro diretto da Fabiana Noro interpreterà il brano omonimo che è il leitmotiv del film “Resina” di Renzo Carbonera, ispirato dalla storia del Polifonico di Ruda, per una pellicola che si è meritata la finale al prestigioso concorso cinematografico Globo d’Oro 2019.

Contasti sonori e concordanze di suoni che trovano soluzione di continuità in quest’antologia corale contemporanea, dal grande impatto estetico ed emotivo, per un’esperienza che il Coro Polifonico ha raccolto nell’ultimo suo album dal titolo “Riflessi”, dove il presente della musica s’impreziosisce del passato e si fa autore del futuro.

 

Alessio Screm