A CASTELMONTE LA MESSE IN F MAJOR OP.190 DI RHEINBERGER

Il santuario di CastelmonteIl Polifonico di Ruda, diretto da Fabiana Noro, eseguirà in prima regionale la Messe in F major op. 190 di Josef Rheinberger domenica 9 giugno al santuario di Castelmonte di Cividale. La santa messa cantata – unitamente ad altri brani sacri – è in programma alle ore 11.30. Accompagnerà il coro l’organista Manuel Tomadin. La Messa di Rheinberger, per coro virile e organo è l’ultimo arrangiamento di una messa da lui portato a compimento. Fu abbozzato tra il 25 febbraio e il 5 marzo 1898, e la versione finale della partitura fu completata il 6 aprile 1898. Le parole “Pro Omni Tempore, Kat’exochen”, scritte su una delle bozze, indicano che la composizione era stata pensata per essere utilizzata durante qualsiasi tempo dell’anno liturgico. Tuttavia, il sottotitolo non è entrato nelle fonti più recenti. Non è noto se Rheinberger abbia composto questa seconda messa per coro virile su commissione o se sia stata, piuttosto, il risultato di qualche altra ispirazione. Del pari, non ci sono testimonianze scritte che attestino il luogo, la data e i nomi degli esecutori della ‘première’ della stessa Messa, così come mancano recensioni della prima edizione, pubblicata da Forberg a Lipsia nel 1898, che è lo stesso anno in cui essa fu composta.

Nel primo movimento dell’Ordinarium, il ritorno del Kyrie è variato per esaltare l’effetto creato all’inizio. Un gesto di supplica è suggerito da un motivo sincopato, che si muove verso il basso in semitoni, che per la prima volta appare nella parte dell’organo durante il “Christe Eleison” e successivamente riappare nelle voci. Il trattamento a unisono dei bassi all’inizio del Gloria è associato con l’intonazione che deve essere cantata dal sacerdote. Nel Gloria, la melodia di “Et in Terra Pax”, appare preso direttamente dall’intonazione della Messa Gregoriana “In Festis Duplicibus”, 5, (De Angelis). Questo motivo, con la sua struttura a triade discendente, ricorre anche al “Domine Deus” e al “Quoniam tu solus Sanctus”; è anche richiamata nella sobria sezione centrale (“Miserere” cantati dal primo tenore) e nella manierata sezione finale (“Cum Sancto Spiritu”) e conferisce all’intero movimento un senso di coerenza. Il Sanctus, che si apre con un senso di calma pietà, e il bi-partito Benedictus, che è ancora nel ritmo favorito dei 6/8, sono seguiti da differenti versioni dell’Osanna. Dopo gli iniziali crescendi, l’Agnus Dei si chiude in un’atmosfera di tenerezza e di pace. L’accompagnamento dell’organo nel corso di tutta la Messa è relativamente indipendente, in special modo nel Benedictus e nell’Agnus Dei.

Da molti punti di vista la Messa op. 190 è simile alla Messa per coro virile e organo in Si bemolle maggiore op. 172, ma la messa in Fa maggiore è più lineare. Questo lavoro è profondo e interiore in materia di sentimento, un’impressione creata certo non in misura minore dalle sue melodie estremamente cantabili. Theodor Kroyer ha descritto questa Messa come “una delle più originali creazioni di Rheinberger; il suo stile rivela una matura maestria, che si esprime attraverso ciò che non è esattamente polifonia, ma è, insieme, leggero, lirico contrappunto, il cui cui segreto è racchiuso nel chiaro disegno delle melodie”. La Messa per coro virile op. 19 è uno dei più nobili esempi nel suo genere.